

Quattordici.

Sviluppo economico.
ed espansione coloniale.


59. L'economia in movimento nel corso della Restaurazione.

Da: A. Caracciolo, Alle origini della storia contemporanea, Il
Mulino, Bologna, 1989.

Come afferma lo storico italiano Alberto Caracciolo, il termine
convenzionale restaurazione, se pu essere adatto per indicare
le condizioni politiche dell'Europa negli anni 1815-1830, non 
molto appropriato se riferito alla situazione economica, che fu
caratterizzata da un crescente dinamismo. Questo interess prima
di tutto l'agricoltura, grazie agli investimenti della borghesia
imprenditoriale e dei proprietari terrieri pi intraprendenti,
che, spinti dalla carestia, dalla disoccupazione e dai disordini
dei primi anni, e stimolati dal progresso economico realizzato
dall'Inghilterra, dettero vita ad aziende di tipo capitalistico.
Progredirono quindi anche le attivit mercantili, favorite dai
miglioramenti nei sistemi monetari e nel settore dei trasporti, e
quelle industriali, il cui sviluppo fu accompagnato dalla
imposizione di pesantissime condizioni di lavoro perfino alle
donne e ai bambini. Tale dinamismo caratterizz la vita economica
di vari paesi europei, ma l'Inghilterra mantenne comunque il
primato non solo nei vari settori produttivi ma anche nel pensiero
economico.


Chi osserva sotto il profilo economico il quindicennio 1815-1830,
o anche il pi lungo periodo che conduce allo scorcio degli anni
Quaranta, pu trovare elementi assai mobili e assai ricchi di
conseguenze gi a livello congiunturale e ciclico. Anzi,
l'immediato momento postnapoleonico fu particolarmente segnato da
brusche oscillazioni in tutti i comparti economici e in tutti i
paesi, tornati fra loro in contatto e in concorrenza a seguito
della pace. Nel giro di pochissimi anni si ebbe nel Continente il
passaggio da una fase di penuria soprattutto alimentare - connessa
alla distruzione di energie e di risorse per il prolungarsi delle
guerre - ad una fase, d'altronde non meno pesante per tutto il
mondo agricolo, di bassi prezzi e di raccolti invenduti per
sovrabbondanza del prodotto rispetto alla capacit media di
acquisto e per impossibilit di far concorrenza alle granaglie
che, per la prima volta, la Russia gettava sui mercati. Carestia e
disoccupazione, impoverimento e disordini furono, in mezza Europa,
la conseguenza di quest'alterna congiuntura che non risparmi le
Isole britanniche, dove l'industriale cotoniero di Manchester
Richard Cobden [industriale e politico inglese, sostenitore del
liberoscambismo] si batteva, accanto ad operai colpiti dal
crescente prezzo del pane e dalla chiusura delle industrie di
guerra, contro i divieti all'importazione di grano estero sanciti
dalla Corn Law [legge che imponeva forti dazi sui cereali di
importazione, a vantaggio dell'aristocrazia terriera] e tesi a
favorire i proprietari fondiari e i ceti agrari (gentry).
La lezione di quel particolare momento, per, unita alla lezione
ben pi evidente e massiccia dei progressi industriali e
commerciali realizzati in Gran Bretagna anche negli anni del
blocco continentale, fu una sferzata per le economie di ogni
paese e per i ceti borghesi, mercantili, affaristici che vi
operavano. Una sferzata che si espresse, in primo luogo, proprio
nelle campagne, dove le conseguenze liberatorie del Codice di
Napoleone e delle sue copie rimaste spesso in vigore, cos come
la vendita dei beni ecclesiastici, giovavano a rafforzare i pochi
proprietari pi intraprendenti, a sollecitare investimenti agro-
fondiari, ad allargare straordinariamente il settore commerciale
dell'economia agraria rispetto a quello di puro autoconsumo. Il
piccolo mondo rurale chiuso e ripetitivo era ormai via via pi
circoscritto e superato in gran parte d'Europa.
Le societ per azioni diventano ora, anche attraverso il fiorire
delle Borse, il luogo tipico di raccolta di capitali e di
distribuzione di nuovi redditi: le cedole azionarie sono
l'espressione cartacea, ma tangibile, dei guadagni realizzati. Gli
assegni e la cartamoneta, con una circolazione ormai molto rapida,
per la rapidit stessa dei processi produttivi industriali,
diventano il tramite pi tipico di traffici che si fanno intensi,
penetrando nelle famiglie e nei villaggi, valicando l'Oceano - per
la prima volta nel 1819 con un bastimento a vapore - verso la
prospera America o verso altre lontane terre a regime coloniale.
La grande industria capitalistica prende dunque forma e si
diffonde attraverso manifestazioni sconvolgenti di pauperismo
che, con il distruttivo orario di lavoro richiesto per 15 o 16 ore
persino a bambini e a donne in fabbriche luride e fumose, fa
gridare alla fine del buon tempo antico i poeti e i
tradizionalisti e allo scandalo gli umanitari, quali il filantropo
inglese Robert Owen [industriale inglese, uno dei principali
esponenti del cosiddetto socialismo utopistico]. Quest'ultimo va
ricordato come fondatore della colonia agricola New Harmony,
basata sul principio della comunione dei beni. Levano la loro voce
di protesta anche i primi socialisti che, pur nella diversit
delle posizioni, sono accomunati, tranne l'irriducibile
rivoluzionario Blanqui [Louis-Auguste Blanqui, socialista
francese, favorevole all'egualitarismo di tipo comunista da
attuare attraverso iniziative rivoluzionarie], da propositi
pacifici di riforma sociale. [...].
E tutte le loro teorizzazioni non sono che i prodromi della
rivolta di nascenti gruppi di operai organizzati (che, come si
vedr, culminer intorno al 1830) e uno dei percorsi attraverso
cui matura l'assetto industriale e capitalistico europeo.
Sotto questo profilo si pu ben dire che gi prima degli anni
Trenta dell'Ottocento nella realt sociale europea le classi
dirigenti stiano tutte rifacendo i conti con un sistema nel quale
fabbrica, macchina, tecnologia sono al centro dell'attenzione
generale. E se l'Inghilterra incrementa soprattutto la macchina e
la metallurgia, esportandone con cautela le invenzioni, ma con
profitto i manufatti, la Francia tenta di riguadagnare terreno nel
setificio e in altre tessiture o confezioni, i Paesi Bassi nel
cotonificio, un po' tutta l'Europa centro-occidentale nei vari
settori delle industrie utili alla sussistenza, all'abbigliamento,
ai trasporti, alle abitazioni. La borghesia, che in ogni paese
aumenta di consistenza, chiede pi beni e pi agi, e a ci viene
destinata appunto la rapida fioritura di manifatture nuove.
Sulla natura di questi processi, sulle loro conseguenze, sul loro
avvenire, si ragiona d'altronde ora anche in termini teorici. In
Inghilterra nasce, al di l di alcuni precursori che si potrebbero
rintracciare analogamente in Francia, Italia o Spagna, la moderna
scienza economica. L non vi  stata solo la prima vistosa
rivoluzione industriale, non si moltiplicano soltanto, pi che
altrove, invenzioni e scoperte, corre la prima locomotiva a vapore
(inventata da Stephenson, 1814), si installa il primo gazometro
(Clegg, 1814), si costruisce la prima mietitrice a vapore (Bell,
1827), e cos via, ma da un gran numero di centri di studio e di
dibattito emergono le linee di un nuovo ramo del sapere:
l'economia politica. [...].
Il paese che, malgrado le sopravvivenze e resistenze che talora
riemergono dalla corona, dalla nobilt dei proprietari terrieri,
da riposte esigenze del conservatorismo moralistico o
tradizionalista,  dunque alla testa sia del pensiero che della
realt economica in questi primi decenni dell'Ottocento, resta
sotto ogni punto di vista il Regno Unito. [...] Il Regno Unito ha
preso le distanze da tutti sulla via della trasformazione
borghese, trascinando con s le zone pi dinamiche della societ
europea ed americana, gi sensibilizzate dalle proprie rivoluzioni
in questa et che nulla contiene, nella sostanza, che confermi il
termine convenzionale di restaurazione.
